Il sale e le saline sull’Adriatico

Responsabile Scientifico: Saverio Russo

Il sale costituisce uno dei prodotti più caratterizzanti lo spazio adriatico, in ragione delle caratteristiche geografiche delle coste e dell’elevata salinità delle acque marine. Tra la sponda occidentale e quella orientale, tra Medioevo e prima età moderna, si contano non meno di 12 saline che da Terra d’Otranto alle lagune albanesi punteggiano gli spazi costieri e attivano flussi commerciali che vanno molto al di là degli ambiti locali. Studiato spesso per ambiti cronologici ristretti, il tema relativo alla produzione del sale richiede uno sguardo lungo che dall’età romana arrivi sino alla fine del XIX secolo, quando la trasformazione delle modalità di conservazione dei cibi e la localizzazione di quote importanti di produzione in altri continenti riducono gradualmente la strategicità di quel prodotto del mare, del sole, del vento e del lavoro umano.

Progetto Carta Archeologica di Lucera: Ricognizione Urbana a Lucera

Responsabile Scientifico: Maria Luisa Marchi; collaborazione scientifica: Giovanni Forte, Grazia Savino

L’idea di una Carta Archeologica di Lucera e della ricostruzione della sua forma urbana antica risale alle ricerche che furono avviate con Marina Mazzei negli anni ’90 del secolo scorso. La prematura scomparsa della studiosa pugliese pose un naturale freno alle ricerche.

Nel corso dell’ultimo decennio il Laboratorio di Cartografia Archeologica in collaborazione con la Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per le provincie di BAT e FG, ha continuato a perseguire l’intento di portare a termine il progetto, e anche attraverso tirocini, lavori di tesi e attività seminariali si è proceduto ad una sistematica raccolta dei dati bibliografici e di archivio ed alla loro acquisizione digitale. Un recentissimo progetto ha permesso la revisione di molto dati topografici, il completamento delle indagini sul campo e dei rilevamenti topografici in area urbana degli edifici emergenti e la localizzazione topografica di quanto emerso nella ricognizione degli scantinati.

Attraverso la realizzazione della Carta Archeologica della città si intendono proporre ipotesi di ricostruzione dell’evoluzione insediativa di questa straordinaria città. L’obiettivo è di fornire alla città di Lucera gli strumenti per costruire percorsi culturali e avere gli strumenti per valorizzare le maggiori evidenze monumentali, quali anfiteatro, le terme o le mura della città romana recentemente restituite alla fruizione pubblica dopo anni di oblio.

Progetto EDR

Responsabile Scientifico: Silvia Evangelisti

EDR (Epigraphic Database Roma – http://www.edr-edr.it) si occupa della digitalizzazione delle iscrizioni greche e latine anteriori all’VIII sec. d.C., secondo la miglior edizione esistente, possibilmente con ulteriori controlli ed emendamenti e con il corredo di alcuni dati fondamentali e immagini, rinvenute a Roma, nella penisola italiana, Sicilia e Sardegna. Il progetto ha digitalizzato fino oltre 94.000 testi, corrispondenti a circa il 68% del materiale finora edito. Per quel che riguarda le regioni augustee che si affacciano sull’Adriatico, la percentuale di schedatura è più alta (100% per il Picenum, 98% per l’Umbria, il 76% per l’Apulia et Calabria, il 75% per il Samnium, il 73% per la Venetia et Histria e il 34% per l’Aemilia). Per avere un’idea aggiornata della situazione della schedatura si vd. http://www.edr-edr.it/edr_programmi/vis_stato_lavori.php?lang=it

È in preparazione, in collaborazione con Marcella Chelotti, il fascicolo dei Supplementa Italica dedicato a Luceria.

Progetto di ricerca e valorizzazione “Il mare e il sacro” sui santuari costieri della Puglia. La grotta di Venere Sosandra a Vieste

Coordinatori: Giuliano De Felice, Danilo Leone, Maria Turchiano, Giuliano Volpe

Il paesaggio costiero del basso Adriatico è segnato dalla presenza di approdi connessi a luoghi di culto, talvolta veri e propri “santuari costieri marittimi”, che non rappresentavano meri riferimenti geografici o rifugi di emergenza, ma simboleggiavano la profonda interazione tra navigazione, credenze religiose, devozione e, in alcuni casi, pratiche economiche.

Numerosi sono i santuari marittimi attestati nel canale d’Otranto che testimoniano bene l’importanza “strategica” di questo contesto, connotato da precise caratteristiche geo-morfologiche, ambientali, “ecologiche” e “relazionali”.

Approdi connessi a luoghi di culto caratterizzano il paesaggio costiero del Gargano. La grotta di Venere Sosandra, nell’isolotto di Sant’Eufemia antistante il porto di Vieste (FG), e la grotta dell’Acqua, presso Peschici (FG), pur poco note, offrono uno spaccato estremamente interessante sulla intensa e duratura “vita religiosa” dei marinai e di tutti gli altri viaggiatori impegnati nella navigazione adriatica, lungo entrambi i litorali.

Nella grotta di Venere a Vieste si conservano centinaia di iscrizioni in greco e il latino, databili tra il III sec. a.C. e l’età medievale. Le dediche dei marinai a Venere Sosandra lascia supporre la presenza di un luogo sacro adibito al culto della divinità.

La prima tappa del progetto viestano si è svolta nel novembre 2019 e ha previsto una breve campagna di documentazione e rilievi delle due grotte conservate, che permettono di conoscere questo settore del basso Adriatico nella sua connotazione cultuale, in quanto si connota per la presenza di numerosi santuari costieri marittimi.

Il progetto si è svolto in collaborazione con il Comune di Vieste, la Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio delle province di Foggia e BAT (dott.ssa Donatella Pian), la Marina Militare, la società Archeologica, l’associazione ASSO e la società Studio Blu Production. Alle attività ha dato un prezioso contributo Rita Auriemma. Il rilievo della grotta è stato eseguito da Andrea Fratta.

Nell’ambito delle indagini preliminari, per acquisire dati più puntuali sui contesti ipogeici, è stato realizzato un rilievo fotogrammetrico dell’intero fronte roccioso, posto immediatamente a Sud del faro, in cui sono presenti le due grotte.

Le pareti rocciose di entrambe le grotte conservano un ampio repertorio epigrafico. Sono state rilevate, sulla base di una preliminare ricognizione, circa 250 iscrizioni, molte delle quali illeggibili, e segni di vario tipo, databili tra età romana ed età contemporanea. Nello specifico il nostro censimento ha portato a individuare circa 120 iscrizioni con testi di varia epoca, 83 croci e altri simboli (palmette ecc.), 1 iscrizione greca, riferibile a un certo Gaios Gellios, 6 latine di età tardorepubblicana-imperiale (di cui 5 con dedica a Venere Sosandra), 32 latine databili tra Tarda Antichità e Medioevo, 1 di età moderna, 51 databili tra Ottocento e Novecento (l’iscrizione più tarda si data al 1926).

Tra le dediche più antiche rivestono particolare interesse quelle rivolte a Venere Sosandra, una divinità legata alla sfera del mare e soprattutto al viaggio marino, che lasciano supporre la presenza di un luogo sacro adibito al culto della divinità. Non sappiamo tuttavia quando sia cessato il culto di Venere Sosandra.

Alla ricerca della Via Appia Antica

Responsabile Scientifico: Maria Luisa Marchi, collaborazione scientifica: Giovanni Forte, Grazia Savino

Obiettivo del progetto è la ricostruzione del percorso della Via Appia sulla base della realizzazione di una “Carta Archeologica” come strumento operativo, in cui le informazioni in­serite fanno convivere le testimonianze del passato con le esigenze del presente e del futuro. Si procederà su vari fronti.

Si prevede innanzi tutto un incremento di dati dall’utilizzo di metodi di indagine indiretta o non invasiva (foto aeree e satellitari, dati lidar ecc.), che costituiranno una base imprescindibile di conoscenze. Importante è stato anche l’utilizzo dei fotogrammi delle strisciate aerofotografiche del volo base del 1954 e delle ortofoto degli anni 1988-1989, 1994-1998, 2000, 2006, 2012 provenienti dai servizi WMS del Geoportale Nazionale, che ha consentito un più puntuale riconoscimento dei luoghi sul campo, una precisa puntualizzazione dei rinvenimenti archeologici e delle informazioni relative al paesaggio più in generale, alla coltura e alla visibilità archeologica.

Si aggiungono tutti i dati bibliografici già noti da ricerche pregresse (Marchi 2019) e forniti dall’archivio della Soprintendenza. Ad esse si affianca la lettura e, dove possibile, la georeferenziazione delle Cartografie storiche e delle carte dei tratturi.

La ricerca sul campo sarà effettuata attraverso ricognizioni sistematiche estensive e indagini archeologiche intensive volte a fornire un quadro storico-topografico complessivo dei territori in esame.

È ormai riconosciuto il ruolo fondamentale delle indagini sistematiche e capillari di superficie in rapporto all’accrescimento della conoscenza relativa al patrimonio archeologico.  

La catalogazione dei punti archeologici sarà realizzata attraverso l’immissione dei dati in schede sito/bibliografia e sito/ricognizione appositamente elaborate attraverso un processo legato a una lunga sperimentazione di apparati schedografici, che raccoglie esperienze di molti anni nell’elaborazione dei dati.

Sembra opportuno precisare che attraverso l’inserimento dell’intero progetto e di tutti i dati analitici nel GIS si supera sia il riferimento cartografico, sia il cosiddetto fattore scala. Ogni elemento archeologico, sia esso monumento, che struttura, che area di materiale mobile verrà georeferenziato e rappresentato nella sua forma e dimensione.

La ricognizione prevede di percorrere a tappeto tutto il percorso ipotizzato sulla base dei dati bibliografici, quindi sui due percorsi dal ponte Santa Venere alla Madonna delle Macere e dalla stessa chiesa delle Macere al Ponte pietra dell’Oglio.

L’indagine dovrebbe consentire l’individuazione del percorso della via Appia sulla base dei rinvenimenti archeologici lungo lo stesso.

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